Giovanni Raboni

Mi chiedi cosa ti piace di me, cosa

più del resto. Una volta, per ridere,

ho detto il cappellino. Però pensando

la schiena, le ginocchia: e al labbro di sopra

che quasi non tocca quello di sotto: e come

s’impenna liquido, scatta il tuo profilo.

Ma ancora di più la faccia che non sai d’avere

dopo aver fatto l’amore, netta per saliva e sudore, a una calma che

c’era rifiorita.

(Giovanni Raboni)

Foto: Sabina Tabakovic

Aída Elena Párraga 

Ho deciso di accettare il tuo invito

e ti aspetto all’angolo di qualche verso.

Qui, dove la poesia si fuma l’ultima sigaretta

e la notte con i tacchi alti le dà un bacio.

Il posto dove iniziano gli assalti,

rapine perpetrate contro l’anima.

L’angolo dove bruciano le tue vocali

e le mie gonne conoscono le tue risposte,

l’unico punto in tutto l’universo

dove sempre la colpa è del caso.

(Aída Elena Párraga)

Foto: Nan Goldin

Franca Mancinelli

con migrazioni oltre le tue mani
abito dove dimagrisco
come una pesca ridotto all’osso.
Vado fedele al tuo guinzaglio
all’arco teso, ai teneri
vulcani delle dita.
Cercando te la lingua è un francobollo,
un’antenna nell’aria tesa.

(Franca Mancinelli)

Foto: Edward Ysays

Alfonsina Storni

Perché io ho il petto bianco, docile,
inoffensivo, dev’essere che le tante
frecce che vanno nell’aria vagando
prendono la sua direzione e lì si piantano.

Tu, la mano perversa che mi ferisce,
se questo è il tuo piacere, poco ti basta;
il mio petto è bianco, è docile ed è umile:
fuoriesce un po’ di sangue… dopo, nulla.

(Alfonsina Storni)

Foto: Elinor Hitt

Lucianna Argentino

Attracca nel porto largo
delle mie cosce lui – nave ammiraglia
sbarca nella voglia che dalle sue mani
supplica la mia pelle,
lui che abbracciandomi
abbraccia la mia vita e la mia morte.
È l’elemento assorbente
– lo zero gravido d’infinito –
poi mi penetra e apre radure
tra il mio corpo e la mia anima,
crea un luogo che non è dell’uno
né dell’altra.

Lucianna Argentino

Foto: Wing Shya

Anna Achmàtova

Mio marito mi picchiava,
con una cinghia doppia, arabescata.
Per te, rimango alla finestra
tutta la notte, con la lanterna accesa.

Albeggia. Si alza il fumo
sulla fucina.
Neppure questa volta sei rimasto
con me triste prigioniera.

Per te ho accolto un destino amaro,
un destino di tortura.
E tu, chissà, ami una bionda
o una bella rossa?

Potessi smetterla di piangere così!
Nel cuore ho un’ebbrezza soffocante,
ma i raggi del sole si stendono sottili
sopra il letto intatto.

(Anna Achmàtova)

Foto: Hannah Altman

Anne Sexton 

Sono viva quando le tue dita son vive.

Indosso seta – che vela e svela –

perché alla seta voglio farti pensare.

Ma non mi piace la stoffa.

È troppo severa

Così dì quel che ti pare ma inerpicati come un rampicante

perché qui è l’occhio, qui il gioiello,

qui l’eccitazione che il capezzolo impara.

Io sono squilibrata – ma non sono pazza come la neve.

Sono folle come le ragazze son folli, con un’offerta, un’offerta …

Brucio come bruciano i soldi.

(Anne Sexton )

Foto: Lena Jeanne

Paolo Volponi


Hai una carne sostenuta.

Le spalle, le anche,

controllate immobili.

Troppo composta

sei salita sul letto.

Quasi con ironia.

Prima di abbandonarti

hai lasciato il cervello sul comodino.

C’è sempre qualcosa

in te, fisso, che non partecipa.

Non ti possiedo mai, tutta.

(Paolo Volponi)

Foto: Charo Guijarro

William Carlos Williams

CORRENTE



Hai l’incanto di un fiume

sotto cieli tranquilli.

Ci sono cose imperfette

ma vi si stende una musica.



E dice che per letto

di tenebre si spinge la corrente

a che smagliante mare

che increspa la mia mente

(William Carlos Williams )

Foto: Matthieu Soudet


Irene Paganucci

Mi piace il tuo non capire

le mie poesie – poi che c’è

da capire non c’è niente

di male – sai, è solo il segno

che almeno tu sei sano.

Dai, vieni sul divano.

(Irene Paganucci )

Foto: Hye-Ryoung Min