Anne Sexton

Amarmi senza scarpe
vuol dire amare le mie lunghe gambe brune,
dolci e care, buone come cucchiai
e i miei piedi, due bambini
liberi di giocare nudi. Nodose sporgenze…
i miei diti, non più costretti
– e in più guarda le unghie e
le prensili giunture di giunture
come in dieci passi mettono radici –
irrequieti e selvaggi: questo
l’ammazzò, questo la cucinò.
Lunghe gambe brune e lunghe brune dita.
Più su, caro, la donna
rievoca segreti, casine,
piccole lingue che narrano per te.

Siamo soli noi due
in questa casa su una lingua di terra.
Ha un campanellino nell’ombelico il mare,
ed io sono la tua scalza puttanella
per una settimana. Gradiresti del salame?
No. Non ti va proprio uno scotch?
No. Non bevi molto tu bevi
me. I gabbiani uccidono pesci
strillando come bimbi di tre anni.
Il ritmo delle onde è una droga
e tutta notte invoca
sono, sono, sono. Scalza,
ti tamburello la schiena su e giù.
Corro da porta a porta la mattina,
nella capanna giochiamo a nascondino.
Ora mi afferri le caviglie,
ti fai strada fra le gambe
e vieni a trapassarmi nel punto della fame.

(Anne Sexton)

Foto: Ylenia Comi

 

 

 

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Joséphine Bacon

Gambe stanche
Avanzo, avanzo, avanzo
Passi lenti, passi accelerati
Sono invecchiata da allora

Nuda
Mi offri l’orizzonte

Sbalordita, vedo
Lontano.

(Joséphine Bacon)

Foto: Nishe

 

 

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Octavio Paz

Tra adesso e adesso,
tra io sono e tu sei,
la parola ponte.

Entri in te stessa
quando entri in lei:
il mondo si chiude
come un anello.

Da una sponda all’altra
sempre si stende un corpo,
un arcobaleno.

Sotto i suoi archi dormirò.

 

(Octavio Paz)

Foto: David Alan Harvey/Magnum Photos

 

 

SPAIN. San Sebastian. 1991. Beach scene of sea wall.

 

 

Maria Do Rosário Pedreira

Non c’è più nessun nome. Dopo di te
mi destinarono solo nomi che non amai,
volti sui quali non volli posare gli occhi per paura
di fissarli, mani che erano sempre l’ombra
delle tue mani sotto le lenzuola. Mai neanche le vidi

né toccai quelle dita che, nel buio, celebravano
nella mia la tua carne – se un altro motivo le portò,
per quanto vago, anche non volli udirlo, mai
lo seppi. Dopo di te, dopo gli altri uomini,
è ancora il tuo nome che dico, e nessun altro.

 

(Maria Do Rosário Pedreira )

Foto: Gabriela Rosell su Flickr

 

 

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Pierluigi Cappello

In memoria di Pierluigi Cappello, (Gemona del Friuli, 8 agosto 1967 – Cassacco, 1 ottobre 2017).

Nel mese di maggio

Dal mio giardino si vedono così e non si possono spiegare
l’accordo dell’azzurro rarefatto e quello del verde
che sale e si fa spazio in certe mattine di maggio
quando il calore viene sulle braccia scoperte
e tocca il tendine d’azzurro e il tendine di verde
che credevamo spenti, nella nostra testa di oggi,
tanti anni fa. In mattine così, la terra si piega
e si anima in cose inanimate come i sassi
nel brulichìo nascosto dalle foglie, nel nostro
essere muti e felici di non avere un nome.
Forse daremo un nome a questa luce sugli occhi,
alla rondine scolpita dall’aria mentre passa,
all’ombra durata un battito sulle nostre mani;
forse saremo infanzia e chiuderemo il pericolo
nel nome del pericolo e allontaneremo le nostre spalle
dalla città abbagliata e splenderanno amate dal caso
e dal vento le nostre impronte quando qualcuno chiuderà
il cancello dietro a noi, e ci guarderà partire.

(Pierluigi Cappello)

Foto: Amélie Pelletier

 

 

 

 

amelie pellittier

Ageroland

Sabato Cuomo giunge al suo quinto racconto pubblicato, questa volta con un editore prestigioso e un qualificato gruppo di persone che lo accompagnano.
Il cofanetto contiene il docufilm di Carlotta Cerquetti, girato per lunghi tratti nella tabaccheria del Cuomo, ultimato nel 2012, e vincitore di quattro festival nazionali. Esso si presenta come allegato al libro, composto da dieci racconti equilibrati che riguardano, ognuno a suo modo, Agerola. Ageroland (il docufilm) vede solo oggi la giusta luce dopo un lungo periodo caratterizzato da contratti infausti, vicende legali, distributori negligenti.

Esso è disponibile qui e in tutte le librerie italiane:

https://www.ibs.it/ageroland-storie-da-terra-di-libro-vari/e/9788872858851?inventoryId=75672289#

 

Ageroland. Storie da una terra di confine. Con DVD video
Curatore: Sabato Cuomo
Editore: Manifestolibri
Collana: Esplorazioni
Anno edizione: 2017
Pagine: 79 p.
EAN: 9788872858851

 

 

ult

Mariangela Gualtieri

“ Ogni frutto
stringe il seme come giurando.
Cadendo giura e in forma di radice risponde
alla terra che chiama. Alla terra che canta
la promessa infinita. C’è solo vita
niente altro. Solo vita. ”
(Mariangela Gualtieri)

Foto: Max Pinckers

 

 

 

 

Max Pinckers

Hayden Carruth

LA TENDA

Tieni la tenda della nostra finestra a nord chiusa.
Notte dopo notte ci abbracciamo stretti
nel nostro unisono appartato
sotto le coperte pesanti della Baia di Hudson
come fossimo due clarinetti sotto
i bassi e i violoncelli del mondo. Siamo privi
di essenza, due esistenze, quindi niente
vecchio né giovane, né maschio né femmina,
né carne né pietra,
che nell’esistere e attraverso l’esistere sono
qualcosa di unico, unico, perfetto – o quasi.
La nostra canzone è una felice canzone di fusa.
Eppure
la tenda è sempre abbassata e nel retro
della mente mi chiedo perché – perché tu al mattino
scacci l’unica pura luce pulita del mondo
che ci arriva dal nord oltre il nord,
dalla chiarezza di là, invisibile, decisa e sincera.

Hayden Carruth

Foto: Femme Run su Flickr

 

 

femme run

 

Beatrice Niccolai

Stasera stringimi
non per il freddo, non per morsi di solitudine,
abbracciami e basta, senza dire niente
senza sciupare il bisogno di sognare,
tu avvicinati e abbracciami.

Sarà come catturare stelle
ai piedi del cedro
o correre sui fili di un ricordo
che potremmo costruire ora
da ricordare, di noi, in un giorno lontano

di quel bisogno che avevamo
di essere odore, mani, labbra e tenerezza
per i nostri timidi peccati.

Ma se tu ora non mi abbracci
e non mi scaldi
cosa ricorderò io di noi,
domani?

(Beatrice Niccolai)

Foto: Vincent Gouriou

 

 

 

Mélanie, transgender, Quimper (2015)