Vivian Lamarque

POESIA ILLEGITTIMA
Quella sera che ho fatto l’amore
mentale con te
non sono stata prudente
dopo un po’ mi si è gonfiata la mente
sappi che due notti fa
con dolorose doglie
mi è nata una poesia illegittimamente
porterà solo il mio nome
ma ha la tua aria straniera ti somiglia
mentre non sospetti niente di niente
sappi che ti è nata una figlia.

Vivian Lamarque
Foto: Miranda Lehman miranda lehman

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Goffredo Parise

Sa che ero molto curiosa di conoscerla?”
L’uomo la guardò in silenzio per molto tempo, le guardò la fronte, gli occhi, la bocca, le guance, poi disse: “Io ancora di più: la sto guardando da un mese.” La donna arrossì e non parlò. Finalmente disse: “E perché?”
“Perché è come la vita” rispose l’uomo.”

Goffredo Parise, Sillabari / Donna

Foto: Emil Gataullin

 

 

 

emil gataullin

Forough Farrokhzad

Cade la notte
E dopo la notte, il buio
E dopo il buio
Gli occhi
Le mani
I respiri, i respiri…
E il rumore dell’acqua
Che gocciola dal rubinetto

Dopo due punti rossi
Due sigarette accese
Il tic-tac dell’orologio
Due cuori
E due solitudini.

 

(Forough Farrokhzad )

Foto: Nick Prideaux

 

 

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Maria do Rosário Pedreira

Non dire per cosa vieni.
Lasciami indovinare
dalla polvere dei tuoi capelli
che vento ti ha mandato.
È lontana la … tua casa?
Ti do la mia:
leggo nei tuoi occhi la stanchezza del giorno che ti ha vinto;
e, sul tuo volto, le ombre mi raccontano il resto del viaggio.
Dai,
vieni a dar riposo ai tormenti del cammino
nelle curve del mio corpo
– è una meta senza dolore e senza memoria.
Hai sete?
Avanza dal pomeriggio solo una fetta d’arancia
– mordila nella mia bocca senza chiedere.
No, non dirmi chi sei né per che cosa vieni.
Decido io.

 

(Maria do Rosário Pedreira)

Foto: Maria Krugovaya

 

 

Maria Krugovaya

 

Ghiannis Ritsos

Neanche stanotte la luna piena.
Ne manca una parte.
Il tuo bacio.

Quando mi posavi la mano
sul ginocchio o sulla spalla,
o sul fianco
cambiava posa il mondo.

Ci spogliammo.
Chiudemmo fuori dalla porta
le case, i cani,
i giardini, le statue,
la morte.

Le mie mani ti ricordano
più profondamente della memoria.

Come mi sollevano in alto
i tuoi baci.
Mi perdo.
Tienimi.

Suonano alla porta.
Suona il telefono.
Niente.
Non ci siamo.
Noi due insieme
non ci siamo.
E la pioggia cospiratrice.

Circoli nel mio sangue,
mi riempi il corpo.
Contengo il mondo.

Non avevo da aggiungere
altro verso,
altra parola.
Nel tuo corpo vivevo
tutta la poesia.

Tutta notte
il tuo nome
mi cinguetta in bocca,
mi beve la saliva,
mi beve.
Il tuo nome.

Mi van strette le notti
in tua assenza.
Ti respiro.

Accendo fiammiferi,
mi taglio le unghie,
buco le lenzuola.
Manchi.

Queste minime cose
per noi due
come son grandi.
Tutte.

(Ghiannis Ritsos)

Foto: Edouard Sepulchre

 

 

 

Edouard Sepulchre2

Emanuel Carnevali

“Felicità: guardo fuori dalla finestra e saluto un passante e so di essere felice. Scenderò dalla padrona di casa e le chiederò se anche lei è felice. “E’ felice, signora Corinna? Perchè io, sa, sono felice”. Lei sorride e dice “Sono contenta”. Non una felicità chiassosa e prorompente, come quella che spingeva il Carducci a scrivere il suo canto d’amore. No, in questa stanzetta una tale felicità sbatterebbe le ali contro le pareti, ma una felicità che si adatti a questa piccola stanza, una felicità che posso teneramente stringere tra le braccia e possedere tutta, indiscutibilmente. Una felicità beneducata. E’ dolce conoscere qualcuno e salutarlo dalla finestra. E’ dolce starsene a sonnecchiare un’oretta, è dolce aspettare che arrivi la primavera, la primavera che, ora, ha un sapore d’inverno sulla sua bocca meravigliosa.
Un’aria deliziosa entra dalla finestra e mi avvolge le gambe e la testa. Io sono disteso, passivo e quieto. Questa mia felicità è delicata come un fiore da campo. Presto si spezzerà e mi cadrà giù, come un indumento. I miei cari libri sono tutti intorno a me, ma io non li leggo; non voglio l’interferenza di alcuna letteratura. Li guardo e sono felice, felice solo che essi ci siano. Voglio toccare le cose con religione.
Vorrei uscire a fare una lunga passeggiata, una lunghissima passeggiata; ma mi stancherei e questo distruggerebbe la mia felicità…. Meglio star qui e sorseggiare questa felicità, berla a piccoli sorsi e con cautela.”
Emanuel Carnevali (1897-1942), “Racconti di un uomo che ha fretta”, Fazi.

Foto: Florina Luput

 

 

Florina Luput 5

Alessia Bronico

proteggimi
lungo il viale della nostalgia
come il vento che s’adegua
agli spigoli, mentre corre
parla ai vetri sorpresi
alle porte semiaperte
sposta rifiuti abbandonati
lontano
più in là, proteggimi, più in là
di dove siamo, distanti:
cime, orizzonti, stelle,
pianeti e luci
notturne di paesi silenziosi
che illudono l’insonnia
proteggimi come l’ombra
nelle pozzanghere di pioggia
la mandorla nel riccio
la mano in tasca quando
è freddo e l’amore
è più in là, proteggimi:
dalla mia bontà
dalla tua onestà
dai versi delicati

(Alessia Bronico)

Foto: Lionat Natalia Petri

 

 

 

Lionat Natalia Petri

 

Raffaela Fazio

Ti parlo
come l’erba
alle pietre
tra cui s’insinua

finché il muro
cede
dove lei cresce,
più umida la sera.

Nelle tue crepe
nella tua immota fuga
ch’io sia
quel corpo estraneo
vivo
attorno a cui ti sfaldi.
E sul confine
che segni involontario
sia dolce anche l’incuria
la rovina
il mio verde
abbracciato
alle macerie.

Raffaela Fazio

Foto: Anastasia Cazabon

 

 

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Isabella Leardini

È questo riconoscersi di anni
che ci sperde
nel vento a desiderio espresso
e così sei
uno di quei giorni
di pioggia dentro l’estate,
mai nostri anche nel loro riaccadere
il loro rovinare sempre tutto.
Una trama di ritorni muove insieme
la mia voglia di non ridere, stasera,
in anticipo o in ritardo
sull’amarti.

(Isabella Leardini)

Foto: Marina Vitaglione

 

 

Marina Vitaglione